Ciao a tutti, neh.
Qui è la vostra Alaskina che parla. Lupa autentica da 17.229 generazioni lupine.
“Daje, Alaskì! Bellerrima tu sei”.
“Zitto, scemo. Neh. Sto parlando ai nostri amici lettori”.
Eccoci qua, la vostra Alaskina insieme al suo compagno di vita siberiana, Yukon aka Lo Scemo. Al lup!
Dicevo, neh, eccoci qua nel nostro meraviglioso appartamento all’angolo tra una strada della quale non ricordo il nome e il Boulevardo di Santo Germano. A Parigio, neh. Ospiti del Piero.
“Daje, zio Piero. Bellerrima sta casetta con l’archetto all’ingresso del soggiorno. Te giuro che prima o poi te lo battezzo, a’ bbello”.
Scusatelo, neh. È scemo. Lo avevo detto anche a Puti e Izzo, i nostri padroni glabri, quando lo avevano portato a casa. Ma nessuno mi ascolta mai perché tanto qui a nessuno importa…
“Alaskì, gatto!!!”.
Non appena sento quella parola, quel minimo suono gutturale, subito si palesa la mia indole predatoria, neh. Alzo le orecchie e osservo il soggiorno con fare circospetto. Lo sento che il gatto infame mi sta osservando con i suoi occhi spiritati, neh. Lo percepisco, neh.
“No, Alaskì. Nun ce sta nessun gatto. L’ho detto io perché stavi cominciando a fare la vecchia lupa brontolona che si lamenta per qualsiasi cosa. Daje”.
All’udire questa frase, mi volto di scatto verso lo scemo e gli faccio i denti.
“Adesso ti tiro una centra, neh, che finisci dritto nella Senna!”.
“Daje, Alaskì. Non ti arrabbiare sempre. Tu sabbe che sei la mia preferitaerrima tra tutte le lupe del mondo”.
Yukonella si avvicina un pochino e mi dà un lecchino dietro all’orecchio sinistro. Proprio come piace a me.
“Va bene, scemo. Ti perdono, neh. Però adesso sdraiati vicino alla caminella e ascolta la storiella che ho da raccontare”.
Scusate, neh, cari lettori. Eccomi di nuovo a voi.
Come ogni anno, ci avviciniamo al Santo Natale, il giorno in cui il bambinello scende dal cielo nella mangiatoia al freddo al gelo, mentre il vecchietto sovrappeso con la palandrana bianca e rossa se la sgasa per i cieli di tutto il mondo, intento a consegnare la regalella ai bambinelli che son già nati e che gli hanno scritto la letterina.
Dovete però sapere che anche noi Husky siberiani ogni anno, di questi tempi, andiamo dai nostri padroni glabri, ci sediamo composti in mezzo al soggiorno dell’appartamento dello zio Piero e cominciamo ad emettere una serie di vocalizzi che voi bipedi glabri non capite perché siete scemi.
“Daje, Alaskì. Già te l’ho detto prima: vedi di non fare la lupa brontolona almeno a Natale!”.
Va bene, neh. Allora proseguo. Da lupa fiera.
Qualche sera fa, io e Yukonella, mentre Izzo e Puti erano seduti in poltrona a leggere non so quale libricciuolo, ci siamo presi la scena e abbiamo cominciato il nostro show. Un piccolo ululato di qua, un vocalizzo baritonale di là e così via.
“Tutto bene, ragazzi?”- ha domandato Puti con il suo solito sguardo da gatta lessa.
“Se dice pesce, Alaskì. Pesce lesso, non gatto”.
Gatto? Qualcuno ha detto gatto?
Yukonella alza gli occhi al cielo e capisco che mi ha presa in giro di nuovo.“Vieni qui, scemo, neh. Che ti ribalto come un calzino!”.
“Daje, Alaskì. Vai avanti con la storiella che tra un po’ dobbiamo uscire che mi scappano due gocce…”.
La vostra lupa ha una pazienza che ve la raccomando, neh.
Ad ogni modo, torniamo alla raccontella. Perché, subito dopo, Izzo ha chiuso il fumetto del Batman e mi ha fissata nei miei meravigliosi occhi da lupa.
“Devi uscire, Alaskina? Ti scappa la pipì?” – ha chiesto il mio bel cavallerizzone che sempre si preoccupa per me.
Io e Yukonella, allora, ci siamo diretti verso la finestrella dalla quale si accede al balconcino che affaccia sul Boulevardo di Santo Germano e abbiamo cominciato ad ululare sempre più forte. Subito Izzo e Puti si sono alzati per cercare di capire che cosa stesse succedendo.
“Alaska, Yukon, che cosa avete?”- hanno domandato all’unisono.
Yukonella ha dunque cominciato ad annusare la maniglia della finestra, fino a quando il mio bel cavallerizzo non si è convinto ad aprirla.
A Parigio, quella sera come oggi, c’erano cinque gradi sotto lo zero, un cielo colmo di nuvole bianche e tanti meravigliosi fiocchi di neve ad imbiancare la città.
I vostri due amici a quattro zampe non se lo sono fatti ripetere due volte e, dopo essere usciti sulla balconella, hanno appoggiato le zampotte sulla balaustra, intonando una melodia siberiana piena di gioia.
“Cari, che cosa sta succedendo qui?”- ha esordito lo zio Piero, emergendo dal corridoio mentre finiva di sistemare i gemelli.
Poco dopo anche Uncle Salmon e lo zio Jeffrey sono comparsi nella soggiornella per accertarsi che tutto fosse sotto controllo.
Io e Yukon, però, continuavamo imperterriti ad ululare alla luna, con le nostre zampotte appoggiate alla balconella e i codoni sventolanti.
“Daje, Alaskì. Scusa se te interrompo. Però l’altra sera mentre ululavi, hai tirato giù una puzzetta da vera lupa!”.
“Grazie, scemo. Arietta fresca, panciotta compressa e la renza esce facile al lup”.
Così, tra una puzzetta, un ululato e una giravolta, io e lo scemo siamo andati avanti una decina di minuti a far preoccupare tutta la truppa. Fino a quando, poco dopo le otto, un vento gelido ha sferzato la città, placato la neve e rasserenato il cielo. Proprio in quel momento, sopra a Notra Dama – cattedrale di Parigio nonché chiesa preferita dalla vostra lupa- è comparso uno splendido Husky siberiano con gli occhi neri come l’universo più profondo, il pelo di polvere di stelle e un fiocco rosso appuntato sul collo possente.
Io e Yukonella, non appena lo abbiamo scorto nel cielo, ci siamo seduti e abbiamo atteso in silenzio. Pochi secondi dopo, il suo potente ululato ha risposto ai nostri vocalizzi, attirando l’attenzione di tutti i presenti. Che subito ci hanno raggiunti sul balconcino, rimanendo a bocca aperta.
“Chi è quello, cara?”- ha domandato lo zio Piero.
“Babbo Sibberian!”- ha prontamente risposto Yukonella, cogliendoli tutti di sorpresa.
“Sembra il Marlytuk. Ha la stessa coscia possente del mio papà Husky” – ha esclamato la vostra lupa.
“Lo zio Jeffrey allora di è inginocchiato accanto a noi e ci ha chiesto da dove provenisse.
E qui, miei cari lettori del lup, è venuto il bello, neh. Perché la vostra lupa ha dato un lecchino sul naso allo zio Jeffrey prima di rimettere le zampotte sulla balaustra e lanciarsi in un lungo ululato pieno di gioia lupina. Seguita a ruota da Dirty Paws, meglio noto come Yukon, aka Lo Scemo.
“Chissà che cosa stanno dicendo?”.
Tipica domanda da Puti, neh.
“Gli stiamo dettando la letterina di Natale”- ha risposto subito la vostra lupa con fare sapiente.
I volti di tutta la truppa nell’appartamento dello zio Piero si sono illuminati.
“La letterina a Babbo Sibberian?”.
“Babbo Sibberian?”.
Io e Yukonella, nel mentre, continuavamo ad ululare in direzione di quel tocco di Husky che è Babbo Sibberian che se l’era stravaccata nel cielo sopra Parigio e registrava le nostre richieste con i memo vocali del suo iPhone Deep Space per non dimenticarsi nulla.
“Ma ha davvero un iPhone?”.
Puti fa sempre domande fuori luogo, neh. Lo avrete capito anche voi. Come quando siamo andati a Monta Martra e mi voleva presentare il gatto della funicolare.
“Daje, Alaskì. Non divagare, che qua me scappa sempre de più”.
Ma ti pare che devi uscire a fare la pisa ogni due ore, neh?
“Daje, Alaskì. Ne sono passate seierrime!”.
Va bene, neh. Dicevo…
“Certo che ha un iPhone, Puti!” – ho risposto con sussiego, inarcando il sopracciglio lupino.
Dovete sapere che ogni anno un Husky siberiano viene scelto dal Gran Consiglio dei Saggi e Sapienti Lupini per essere trasformato in Babbo Sibberian, un lupo meraviglioso che va da tutti i siberiani del mondo per portargli un dono. Come il Babbo Natale, solo che il nostro è atletico, con il pelo lucido, la coscia lunga e un bel nasone nero. Come tutti i siberiani, anche Babbo Sibberian non ha il pollice opponibile, tantomeno una memoria formidabile come quella del Piero; quindi si è fatto fare dalla Apple un iPhone magico che usa per registrare tutti i desideri che gli Husky gli ululano quando devono scrivere la letterina, neh. Poi, dopo aver registrato il memo vocale, scende in strada a giocarsela con gli Husky prima di tornare al suo lavoro. Infine, la notte della vigilia torna a trovare tutti gli Husky del mondo e consegna loro il dono richiesto.
“Ha anche lui la slitta?”- ha domandato Herald, aka Uncle Salmon perché è scozzese e cucina il salmone alla vostra lupa.
“No, neh. Lui se la corre per i cieli e i prati con la potenza suprema della coscia lupina” – ho risposto, suscitando gran sorpresa negli astanti.
“E voi che cosa avete chiesto a Babbo Sibberian?”- ha incalzato Izzo.
“Che faccia venire la diarrea a tutti i gatti del mondo la mattina di Natale” – la risposta della vostra lupa.
“Alaska! Ma cosa dici!” – ha esclamato Puti, contrariata.
“La verità, Puti. La tua lupa dice sempre la verità” – ho replicato con prontezza, ridendomela di gusto sotto i baffi lupini.
“Io invece gli ho chiesto una bella barboncella giant chocolate” – ha fatto eco lo scemo.
“Una barboncina? Giant?”.
Izzo è sbiancato in volto, neh. Terrorizzato.
E allora subito ci ha pensato la vostra lupa.
“Ma no, neh. Izzo, non ti preoccupare. Ci ha parlato la tua lupa con il Babbo Sibberian. Gliela faccio portare di peluche. In questa casa ci deve essere una sola femmina. Io”.
Nel soggiorno dell’appartamento sul Boulevardo di Santo Germano si susseguivano risate e ululati di gioia.
Dopotutto se si è in buona compagnia è sempre Natale. Al lup!
“Daje, Alaskì. Possiamo uscire che me scappa la roba grossa?”.
Eccolo qua, lo scemo che torna alla carica.
Santo Bernardo!
“Spetta un attimino, neh. Stringi le chiappe lupine che devo terminare la storiella. Al lup!”.
Dunque, mentre nell’appartamento del Piero ce la ridevamo tutti di gusto, Babbo Sibberian, incuriosito e compiaciuto da tutta quella allegria, se l’è corsa giù dal cielo sopra Parigio, lasciando una meravigliosa scia di polvere di stelle fin dritto nel soggiorno della casa del lup.
Poi è stato tutto un farsi accarezzare, correrla per il salone e infine tra i prati innevati degli Jardins, in compagnia di Puti, Izzo, il santo Abate, Uncle Salmone e lo zio Jeffrey, aka LeBron da vecchio, perché lui insegna a giocare a basket anche al lup.
Siamo andati avanti a spassarcela per quasi due ore, sino a quando Babbo Sibberian non ci ha riuniti tutti intorno a lui. Ci ha salutati con la promessa che sarebbe tornato la notte di Natale con i regali che gli avevamo chiesto. Da vero lupo se l’è corsa di nuovo nei cieli sopra Parigio, lasciando tutti felici e contenti.
“Alaskina, posso farti una domanda?” – ha interrotto Puti che, come avrete capito, non sa mai quando starsene zitta, neh.
“Se proprio devi…”.
“Ma hai davvero chiesto a Babbo Sibberian di far venire la diarrea a tutti i gatti del mondo la mattina di Natale?”.
“Ma no, Puti. Per chi mi hai presa, neh” – ho risposto con tono benevolente.
“Brava!” – ha risposto Puti, accarezzandomi la testolina.
“Solo al gatto del vicino, neh”.
La mia famiglia glabra è scoppiata tutta a ridere.
Yukonella, a quel punto, si è fermato e si è seduto composto davanti a tutti.
“Daje, a’ ‘bbelli. Ioerrimo ho chiesto a Babbo Sibberian una barboncellina chocolate giant de peluche, come ha detto prima Alaskerrima. Poi ne ho aggiunte una champagne e una bianca toy. Mica de peluche, però. Così me le porto a spagoletta. Daje. Tutti a casa che dobbiamo ordinare le cucce per le mie nuove barboncelline”.
Izzo e Puti sono sbiancati.
“Due barboncine!?!?”.
“Daje, papozzo. Bellerrimerrime!”.
“Io ti faccio castrare, pagliaccio!!!!”- ha sbraitato Izzo, cercando di arraffare Yukon per il testone.
Lo scemo, che ben sa come Izzo si arrabbi sempre a parole, ma ci voglia un mondo di bene, è sfuggito rapido alla presa e ha cominciato a saltellare allegramente per il marciapiede fuori dagli Jardins.
“Seguimi, Izzo. Prendiamolo e facciamogli il caricone a sto scemo, neh”.
Subito il cavallerizzo è scattato al mio fianco per lanciarsi all’inseguimento di Yulonella, che se la sgambava tutto fiero per il boulevardo, neh.
“Daje, Alaskì. Daje, papozzo. Nun ve arrabbiate con me. Vedrete, le barboncelline vi piaceranno un saccoerrimo”.
Mentre Izzo e io cercavamo di prenderlo per tirargli una centra, Puti, che è un po’ anche la filosofa di casa, ha guardato il Piero.
“Che dice, Pierre?”.
“Beh, cara…la casa è grande. Lo spazio non manca. E poi le barboncine sono la razza canina più antica di Francia”.
“Daje, Alaskì. Hai finito con la storiella?” – chiede Yukonella mentre continua ad aggirarsi con fare minaccioso dalle parti dell’archetto dell’ingresso.
Lo fisso.
Mancano pochi giorni a Natale e ancora nessuno sa se Yukonella abbia davvero espresso il desiderio di avere due barboncine toy.
Dai, neh. Salutiamo i nostri amici lettori e andiamo alla parchella.
“Grazie, Alaskì. Te amoerrimo!”.
Ciao, neh, miei amici lettori.
Buon Natale dalla vostra Alaskina.
“Daje, ‘bbelli. Buon Natale pure da Yukonella. Ce se vede il venticinque mattina che ve presento le mie due nuove barboncelline”.
Lo guardo.
Parte il caricone, neh.
Buon Natale!
Al Lup!

